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La mia prima volta all'Opera...

Per molti anni in me c'è stata la convinzione che, atmosfere, frequentazioni, letture, avrebbero indirizzato o per meglio dire avrebbero condizionato in positivo il futuro di un bambino. Pertanto, io sono cresciuto nella convinzione che sarei diventato un cantante lirico e contemporaneamente un grande politico. Ma, ahimé, niente di tutto questo è accaduto, solo una "passionaccia" per le opere liriche e un amore smisurato per la magia del teatro mi ha accompagnato nella vita e molto meno, in me, è arsa la passione per la politica.
Ma perché per anni anni ho vissuto con questa convinzione? La spiegazione è molto semplice e tutto si riconduce ad una sera di tanti anni fa, per l'esattezza a quando io avevo quattro anni. Io della mia prima infanzia, ancora oggi, ho ricordi nitidi e non solo flash della memoria. I miei ricordi sono maturi, non sfumati, e sono pieni delle stesse emozioni che provavo allora ogni qualvolta mio padre mi portava con se, e ciò accadeva molto spesso. Mio padre, una volta uscito da uno dei suoi turni diurni in fabbrica, veniva a casa e dopo avere mangiato o solamente essersi lavato, mi prendeva per mano e, come un adulto, mi rendeva partecipe della sua vita sociale. Per lui, io non rappresentavo un dovere, ma, semplicemente, un piccolo uomo da fare crescere in fretta ed al quale non era necessario fargli vivere le esperienze logiche dell'infanzia. Per cui, sin da bambino, mi sono trovato in luoghi e in frequentazioni più consone ad un adulto che ad uno di soli quattro anni ma, ciò, non ha procurato in me drammi esistenziali o crisi d'identità, io di quegli anni ho un ricordo forte, nitido e meraviglioso e ciò lo devo a quella figura di uomo che mi ha fatto crescere in fretta con una forza interiore ed una voglia di conoscenza smisurata. Ma, ritornando alla mia prima esperienza da adulto, tutto accadde, come ho detto in precedenza, una sera, quando per la prima volta mio padre decise di portarmi al teatro "Politeama" di Terni. Fino a quel momento, quell'edificio, che distanziava dalla nostra casa circa duecento metri, aveva sempre suscitatao in me una certa curiosità per la gente che vi entrava e usciva ad ore ben definite e soprattutto mi dava la sensazione che all'interno avvenissero "cose magiche" in quanto: la gente che ne usciva, a volte era allegra, a volte qualcuno uscendo si asciugava una lacrima e qualche altra volta ne usciva cantando un'aria difficile da intonare. Quella sera, come per magia, tutte le mie curiosità presero corpo, con mio padre vissi un'esperienza indimenticabile, per la prima volta fui colpito dalla magia del teatro. Con la mia mano stretta nella sua enorme e ferma, i miei occhi si spalancarono su un palcoscenico illuminato a giorno con tutto intorno il buio, mentre un gobbo si muoveva sulla scena di una festa dove un nobile, in costumi fantastici, intonava una canzone al suo spirito libertino "Questa o quella per me pari sono", mio padre mi aveva portato a sentire "Il Rigoletto" di Verdi. I miei ricordi sono talmente vivi ancora adesso mentre cerco di descriverli che mi sembra di sentire i rumori di scena, l'odore acre delle sigarette fumate e spente per terra, i profili delle persone che al buio non identificavo e che, in religioso silenzio, seguivano come me l'opera verdiana. Usciti dal teatro, mio padre da vero melomane, mi raccontò il libretto dell'opera mettendoci tutta la sua passione, quella sera mi giurai che sarei diventato un cantante lirico e per anni ... ma questa è un'altra storia che cercherò di raccontare un'altra volta.
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