Pensieri reazionari?
Ma cosa ci sta succedendo? Ma dove è finita la nostra dignità di uomini occidentali permeati di cultura, di spirito comunitario, con radici cristiane che si perdono nei secoli? Ci sentiamo talmente superiori da ritenere che le guerre siano la logica conseguenza di uno status culturale inferiore? Ma non sarà forse colpa dell’oppio del benessere ad averci addormentato, ad avere rafforzato le nostre difese psichiche fino a sprofondare nell’indifferenza. Sono riflessioni che tormentano la mia mente e che io uso come antidoto contro questo atteggiamento apatico che mi circonda. L’Europa, la grande madre vacca, che fa sfoggio di prosopopea che si crede superiore alle guerre, alla povertà, alla fame e soprattutto immune dal virus delle guerre, si riunisce, dibatte, blatera e non trova soluzioni di pace perché i suoi componenti hanno interessi economici da difendere e se ne fregano delle generazioni che crescono e muoiono nella convinzione di essere patologicamente superiori. Cerco, in queste riflessioni che rasentano la paranoia, di non ammantarle di contenuto ideologico, perché altrimenti cadrei nella logica degli interessi di parte. Io sono un cittadino del mondo che vede il mondo piegare su stesso, in una babele di incomprensioni perché pervaso da personalismi nazionali. Come possiamo con le nostre fiacche forze, creare una vera forza di pace, smuovere metri di menefreghismo che ci sommergono? A noi non viene data la possibilità di parlare, di praticare opera di convincimento, noi siamo cittadini, abitanti di una terra devastata e non abbiamo alcun diritto e le generazioni invecchiano sotto il mito dell’opulenza e dell’ostentazione economica. Ce ne freghiamo di tutti i fondamentalismi o se ci preoccupiamo di essi, li affrontiamo con la logica che loro sono brutti e cattivi perché vogliono imporre la loro religione. Sarà pure vero, anzi sicuramente è vero all’apparenza ma, nella sostanza, vogliono impadronirsi del potere dopo anni di sfruttamento. E’ l’etrna lotta di classe i poveri che insorgono per la supremazia sui ricchi. Nei secoli ciò è già accaduto e i potenti sono riusciti a ricacciare intere popolazioni in terre dimenticate o comunque da loro controllate. Oggi ciò non è più possibile. La globalizzazione fa emergere il problema e gli emarginati “politici” hanno la forza economica per battersi ad armi pari se non addirittura superiori. Sono loro, in loco, i potentati in grado di manovrare ideologicamente milioni di persone fragili, sconfitti da sempre dalla povertà. E la “religione” sia essa di spirito ateo che credente, ha trovato sempre terreno fertile per smuovere le masse. Ma, l’Europa o ancora di più il mondo occidentale, non da peso a queste rivolte, è superiore e soprattutto non si domanda: gli uomini e le donne occidentali sono o saranno pronte ad affrontare eventi che potrebbero anche essere catartici? La risposta è in ognuno di noi se si affronta il ragionamento senza vincoli politici. Siamo popolazioni allo sbando ideologico, che ci affanniamo per comprare ciò di cui non si avrebbe bisogno e e cadiamo nell’oblio non volendo sentire il respiro affannoso di coloro che vogliono emergere dall’anonimato. Viviamo in comunità preordinate dove però l’ordine è precario perché è delegato a istituzioniche del disordine fanno la loro forza. Ascoltiamo discorsi stereotipati, che di assordante hanno l’enfasi della pochezza verbale e cambiamo canale tv per una risata forzata, per un umorismo sguaiato e sbaviamo per le conquiste o le frequentazioni da rotocalco dell’ultimo clone emergente. Ma che gente siamo, parliamoci, reclamiamo un nostro spazio, senza guerre, ma con la forza dell’ostinatezza. Aiutiamo a far crescere il nostro vicino e, anche difronte all’indifferenza, battiamoci perché si possa vincere piccole battaglie che un domani potranno diventare delle vere e durature vittorie di pace.
4:45 AMvietnam è finito grazie anche alle demostrazioni della gente...
dove è quella generazione? e perché le nuove non seguono i loro passi?
2:25 AM
Milano, 13.03.2006
Da quanto è stato introdotto il diritto allo shopping? Mi sono perso qualcosa?
Non posso che provare ammirazione per quei ragazzi che sabato scorso hanno messo a ferro e fuoco la città. Gli invidio il coraggio e l'incoscienza che hanno dimostrato con le loro gesta.
Gli invidio di non essere riuscito nella vita a tenermi stretto quei valori di giustizia. Quelli che ti fanno incazzare quando qualcuno calpesta i tuoi diritti.
Mentre leggevo i giornali oggi, l'unico sentimento, l'unico pensiero che avevo era: quanto avrei voluto essere lì con loro a bruciare, infrangere, immortalare nella mia mente e nel mio cuore per sempre un vero momento di rivolta. Di autentica ribellione.
Invece che vivere ogni giorno, cercando di cambiare le cose piano piano, da dentro, pur vedendo che spesso non cambiano. Mestamente, umilmente, democraticamente.
Quello che mi chiedo io, giovane italiano e medio, è quanti veramente la pensano così come me e quanti, come me, se lo tengono dentro.
Ora, 29 settembre dello stesso anno.
Rileggo queste mie parole a distanza di tempo, dopo aver letto il tuo pezzo "Pensieri reazionari?" e mi scopro non più intimorito nel mostrarle. Forse perchè da giovane quale sono, quando le ho scritte un po' avevo timore di divulgarle, di usarle come partenza per un dialogo. Perchè diciamoci la verità, alla fine, io (e nessun altro di voi), non ci sono stato lì a distruggere, bruciare e devastare la città, e quindi queste restano solo parole di cui non si deve aver alcun timore, proprio perchè sono parole e come tali si possono evolvere, possono assumere significati diversi, sfociare in qualcosa di diverso, di più maturo.
Vorrei chiudere manifestando tutta la mia solidarietà a quei 30 ragazzi che hanno passato mesi in carcere a S.Vittore per i fatti di C.so Buenos Aires, molti dei quali non erano altro che semplici ragazzi, studenti, fratelli e sorelle. La strumentalizzazione subita dalle istituzioni da alcuni di loro (non da tutti), non farà altro che alimentare la loro rabbia, vi prego, rendiamocene responsabilmente conto.
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