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Il rispetto ha ancora senso?

Monday, August 28, 2006
Rispetto, letteralmente: sentimento di deferenza, stima e considerazione nei confronti di persone, principi o istituzioni. Così recita lo Zingarelli, ma, a me, piace soffermarmi sul significato della parola:Rispetto, quale sentimento e atteggiamento di riguardo verso la dignità o il valore altrui che ci trattiene dall’offendere, dal recare danno.

E’ questo il senso della parola: rispetto, che più mi intriga, perché, il mondo in cui viviamo, si è dimenticato o per meglio dire ha annullato nella memoria il valore morale del rispetto. Quell’atteggiamento che ci porta all’offesa dei sentimenti senza sapere di offendere. Il rispetto è nato con l’uomo, faceva parte dell’etica civile della convivenza. Sin da piccoli e senza che qualcuno ce lo insegnasse, avevamo rispetto per i nostri genitori che ci avevano messi al mondo, dei nostri insegnanti che ci rendevano partecipi del loro sapere, degli ordini militari che ci proteggevano dalle violenze, rispetto per le idee politiche o religiose pur non condivise ed infine, rispetto per i sentimenti variegati delle persone con le quali vivevamo esperienze intime. Tutta la nostra vita di uomini, della mia generazione, è cresciuta nel “Rispetto”. Abbiamo affrontato la vita nel segno del rispetto, amando e cercando di non infierire quando la nostra amante apriva la sua anima. Non abbiamo mai approfittato dell’amore altrui, abbiamo sempre motivato gli abbandoni, abbiamo vissuto passioni totali nel rispetto reciproco del rapporto che si viveva. Non è da uomini l’inganno nei sentimenti è da vigliacchi. Oggi, le nuove generazioni vogliono sin da piccoli uno spazio di visibilità una sorta di atteggiamento solipsistico, in cui non si accettano altre realtà al di fuori di se stessi. Anche la donna ha contribuito a fare decadere il senso del rispetto, con la sua voglia di parità, di uguaglianza estetica, portando l’uomo a diventare aggressivo, a mostrare la sua muscolarità. Oggi la donna, nella stragrande maggioranza, ha perso la dignità dei sentimenti e quindi del rispetto. Si sente in difficoltà a parlare di sogni, di speranze, a mostrare il dolore e la gioia, la fragilità dei sentimenti che è insita in ognuno di noi. La maggior parte delle nuove generazioni femminili si accanisce nella ricerca della muscolarità del rapporto per poi sentirsi defraudate dei sentimenti. Ritornate donne e non importa se l’universo maschile si degrada sempre più, è meglio sognare che pentirsi di avere dato l’amore ad un “tricipite” ben strutturato.

Pensieri reazionari?

Wednesday, August 02, 2006
Ma cosa ci sta succedendo? Ma dove è finita la nostra dignità di uomini occidentali permeati di cultura, di spirito comunitario, con radici cristiane che si perdono nei secoli? Ci sentiamo talmente superiori da ritenere che le guerre siano la logica conseguenza di uno status culturale inferiore? Ma non sarà forse colpa dell’oppio del benessere ad averci addormentato, ad avere rafforzato le nostre difese psichiche fino a sprofondare nell’indifferenza. Sono riflessioni che tormentano la mia mente e che io uso come antidoto contro questo atteggiamento apatico che mi circonda. L’Europa, la grande madre vacca, che fa sfoggio di prosopopea che si crede superiore alle guerre, alla povertà, alla fame e soprattutto immune dal virus delle guerre, si riunisce, dibatte, blatera e non trova soluzioni di pace perché i suoi componenti hanno interessi economici da difendere e se ne fregano delle generazioni che crescono e muoiono nella convinzione di essere patologicamente superiori. Cerco, in queste riflessioni che rasentano la paranoia, di non ammantarle di contenuto ideologico, perché altrimenti cadrei nella logica degli interessi di parte. Io sono un cittadino del mondo che vede il mondo piegare su stesso, in una babele di incomprensioni perché pervaso da personalismi nazionali. Come possiamo con le nostre fiacche forze, creare una vera forza di pace, smuovere metri di menefreghismo che ci sommergono? A noi non viene data la possibilità di parlare, di praticare opera di convincimento, noi siamo cittadini, abitanti di una terra devastata e non abbiamo alcun diritto e le generazioni invecchiano sotto il mito dell’opulenza e dell’ostentazione economica. Ce ne freghiamo di tutti i fondamentalismi o se ci preoccupiamo di essi, li affrontiamo con la logica che loro sono brutti e cattivi perché vogliono imporre la loro religione. Sarà pure vero, anzi sicuramente è vero all’apparenza ma, nella sostanza, vogliono impadronirsi del potere dopo anni di sfruttamento. E’ l’etrna lotta di classe i poveri che insorgono per la supremazia sui ricchi. Nei secoli ciò è già accaduto e i potenti sono riusciti a ricacciare intere popolazioni in terre dimenticate o comunque da loro controllate. Oggi ciò non è più possibile. La globalizzazione fa emergere il problema e gli emarginati “politici” hanno la forza economica per battersi ad armi pari se non addirittura superiori. Sono loro, in loco, i potentati in grado di manovrare ideologicamente milioni di persone fragili, sconfitti da sempre dalla povertà. E la “religione” sia essa di spirito ateo che credente, ha trovato sempre terreno fertile per smuovere le masse. Ma, l’Europa o ancora di più il mondo occidentale, non da peso a queste rivolte, è superiore e soprattutto non si domanda: gli uomini e le donne occidentali sono o saranno pronte ad affrontare eventi che potrebbero anche essere catartici? La risposta è in ognuno di noi se si affronta il ragionamento senza vincoli politici. Siamo popolazioni allo sbando ideologico, che ci affanniamo per comprare ciò di cui non si avrebbe bisogno e e cadiamo nell’oblio non volendo sentire il respiro affannoso di coloro che vogliono emergere dall’anonimato. Viviamo in comunità preordinate dove però l’ordine è precario perché è delegato a istituzioniche del disordine fanno la loro forza. Ascoltiamo discorsi stereotipati, che di assordante hanno l’enfasi della pochezza verbale e cambiamo canale tv per una risata forzata, per un umorismo sguaiato e sbaviamo per le conquiste o le frequentazioni da rotocalco dell’ultimo clone emergente. Ma che gente siamo, parliamoci, reclamiamo un nostro spazio, senza guerre, ma con la forza dell’ostinatezza. Aiutiamo a far crescere il nostro vicino e, anche difronte all’indifferenza, battiamoci perché si possa vincere piccole battaglie che un domani potranno diventare delle vere e durature vittorie di pace.