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Riflessioni sulla categoria dei giornalisti e di conseguenza sulla politica

Quando scrissi queste riflessioni sul relativismo culturale dei giornalisti, ancora non conoscevo i risultati delle elezioni politiche ed oggi, rileggendole, ho trovato alcune considerazioni estremamente preveggenti, per cui mi sono convinto di pubblicarle nel mio blog nella speranza che possano fare riflettere qualche mio benevolo lettore.

24 marzo 2006

Ultimamente e come conseguenza delle pallose trasmissioni politiche, mi sono domandato più volte se la professione di giornalista si è dissolta per difficoltà a reperire intelligenze vittime sacrificali dei poteri forti, oppure che la politica in questa nostra disastrata nazione ha ottuso la professione, e la risposta che mi sono dato, è che la politica o meglio quello che viene spacciato per politica moderna ha fatto sì che omologasse tutta la categoria.
Il giornalista e non ho alcuna intenzione di parlare di etica, è o dovrebbe essere per assunto un uomo di cultura, un freddo analizzatore degli eventi, ma soprattutto, dovrebbe essere un cultore della parola come espressione finita di un pensiero maturo. Invece, a cosa assisto quotidianamente? Assisto ad una disgregazione continua della professione. Il giornalista dovrebbe chiedere e ascoltare, controbattere e ricordare, sollecitare e condannare il qualunquismo, la retorica, la pochezza intellettuale dell’interlocutore senza assumere ovviamente la figura del censore. E invece cosa riscontriamo? Una continua permissività dei giornalisti che, in virtù di un’ideologia politica sempre più radicata a sinistra, si adeguano alla pochezza degli interlocutori. Come si fa ad accettare di stare un’ora ad ascoltare la verbosità di un Rutelli(è solo un esempio), vuoto intellettuale cosmico, dialettica soporifera, supportata da tecniche neurolinguistiche(occhi che tentano di bucare il video, mani che si muovono in senso rotatorio, mani aperte sul tavolo ecc. ecc.) e non controbattere la pochezza dell’interlocutore. Come si può accettare, che una persona che certamente non ha mai aperto un libro di economia, di matematica finanziaria, di diritto amministrativo, di diritto costituzionale e via dicendo si arroghi il diritto di parlare di cose più grandi di lui. Se questa non è presunzione cos’è? Allora il giornalista cosa fa o meglio cosa riporta sul proprio mezzo di informazione? Che: “Rutelli ha affermato che non si toccheranno i BOT e i CCT ecc.ecc” Ma, allora, perché non si urla che Prodi ha affermato di tagliare il cuneo fiscale di 5 punti nei primi cento giorni senza copertura, perché questa è la verità. No, il giornalista accetta che gli venga detto che l’Unione “armonizzerà”la tassazione delle rendite fiscali. Li voglio vedere “armonizzare” in Parlamento. Presumo di sapere cosa accadrà nella malaugurata ipotesi di una loro vittoria: o ci sarà una tassazione generalizzata (altro che armonica) sulle rendite, varata con decreto legge(per rispettare i cento giorni); oppure, il Professore dirà che “la situazione di cassa trovata, purtroppo non gli permette di mantenere le promesse, e che la riduzione del cuneo procederà gradualmente …una minestra riscaldata.
Dov’è la visione politica, l’idealità del costruire per il bene della comunità, nei Dalema, nei Pecoraro Scanio,? Dove sono le intelligenze illuminate, nei Rutelli, nei Di Pietro, nei Parisi, nei Boselli? Adescatori di posti.
Non mi si fraintenda, non sono pro Centro Destra, a quest’area politica riconosco soltanto di avere portato il bipolarismo e di averci fatto sognare, ma allo stesso tempo gli rimprovero di averci fatto svegliare con una sinistra deoideologicizzata che ci farà ritornare indietro in un’epoca che credevamo di avere già alle spalle. Poveri noi, povera Italia con una classe di giornalisti che avallano un programma politico ridicolo e pieno di niente!
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1:20 AM

Gli albi professionali sono un vero e proprio attentato alla libertà di espressione della persona in ambito personale e di lavoro. Sono delle corporazioni che permettono di tramandare di padre in figlio un‘ attività sicura, ristretta e remunerativa. Gli albi negano la concorrenza tra cittadini liberi in modo che i figli dei notai facciano i notai; i figli degli avvocati facciano gli avvocati; i figli dei farmacisti facciano i farmacisti e i figli dei giornalisti facciano i giornalisti. Il decreto Bersani, che ci aveva tanto entusiasmato, si è afflosciato alle prime proteste di piazza degli appartenenti alle suddette lobby. Per la libera concorrenza dovremo aspettare ancora!!!

La corporazione più scandalosa e illiberale, costituitasi in un albo professionale, è quella dei giornalisti. La nostra costituzione recita all’ articolo 21:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Le nostre leggi sull'ordinamento della professione giornalistica non la rispettano. Come ebbe a dire Giovanni Spadolini, “per tanti aspetti le leggi sulla professione giornalistica si collegano alla struttura del fascismo a cominciare dalla registrazione della testata e all’ individuazione della figura del direttore responsabile.”

Obblighi che non esistono in nessuna altra legislazione del mondo democratico. Inoltre, solo da noi, per poter praticare la professione, bisogna superare l’ esame di stato. Per essere ammessi all’esame si deve conseguire una laurea (almeno triennale) in una Università, svolgere due anni di pratica e studio in uno degli Istituti di Formazione al Giornalismo promossi dall’Ordine; frequentare master biennali istituiti con convenzioni fra Università e Ordine; conseguire lauree specialistiche biennali che garantiscano almeno il cinquanta per cento di attività pratica di redazione.
In tutti i casi l’Ordine ha potere di controllo e di verifica sui percorsi di formazione.
Oggi i giornalisti sono in sciopero supportati dal Presidente della Repubblica.
Presidente ci piacerebbe anche che lei sia il primo a consigliare al parlamento la discussione di una legge che abolisca l’ albo dei giornalisti che da anni viola l’articolo 21.    



1:20 AM

Gli albi professionali sono un vero e proprio attentato alla libertà di espressione della persona in ambito personale e di lavoro. Sono delle corporazioni che permettono di tramandare di padre in figlio un‘ attività sicura, ristretta e remunerativa. Gli albi negano la concorrenza tra cittadini liberi in modo che i figli dei notai facciano i notai; i figli degli avvocati facciano gli avvocati; i figli dei farmacisti facciano i farmacisti e i figli dei giornalisti facciano i giornalisti. Il decreto Bersani, che ci aveva tanto entusiasmato, si è afflosciato alle prime proteste di piazza degli appartenenti alle suddette lobby. Per la libera concorrenza dovremo aspettare ancora!!!

La corporazione più scandalosa e illiberale, costituitasi in un albo professionale, è quella dei giornalisti. La nostra costituzione recita all’ articolo 21:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Le nostre leggi sull'ordinamento della professione giornalistica non la rispettano. Come ebbe a dire Giovanni Spadolini, “per tanti aspetti le leggi sulla professione giornalistica si collegano alla struttura del fascismo a cominciare dalla registrazione della testata e all’ individuazione della figura del direttore responsabile.”

Obblighi che non esistono in nessuna altra legislazione del mondo democratico. Inoltre, solo da noi, per poter praticare la professione, bisogna superare l’ esame di stato. Per essere ammessi all’esame si deve conseguire una laurea (almeno triennale) in una Università, svolgere due anni di pratica e studio in uno degli Istituti di Formazione al Giornalismo promossi dall’Ordine; frequentare master biennali istituiti con convenzioni fra Università e Ordine; conseguire lauree specialistiche biennali che garantiscano almeno il cinquanta per cento di attività pratica di redazione.
In tutti i casi l’Ordine ha potere di controllo e di verifica sui percorsi di formazione.
Oggi i giornalisti sono in sciopero supportati dal Presidente della Repubblica.
Presidente ci piacerebbe anche che lei sia il primo a consigliare al parlamento la discussione di una legge che abolisca l’ albo dei giornalisti che da anni viola l’articolo 21.    



7:47 PM

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