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magia o trascendenza

Nelle piccole città del centro o del sud Italia, la magia, il mistero dell'ignoto, la paganità, hanno avuto sempre un ruolo di primo piano nella vita dei propri abitanti. Anche a Terni, chiaccherosa cittadina umbra che mi ha visto per molti anni della mia vita osservatore e ascoltatore attento delle leggende che si tramandavano di generazione in generazione, una volta accadde un episodio misterioso che mi vide protagonista. All'epoca dei fatti avevo sei anni e vivevo in un ghetto che si apriva alla città attraverso un vicolo chiamato "Vicolo Possenti". All'interno del ghetto la vita era chiassosa e si trascinava tra grida, pianti di bambini e risate fragorose, insomma tutto lo spettro delle manifestazioni umane, li, aveva il suo epicentro.Tra le varie famiglie che lo abitavano, ce n'era una (se di famiglia poteva trattarsi) che faceva capo ad una donna dal nome misterioso di VINDA. Abitava in un tugurio a livello del cortile e la porta di casa sempre aperta non lasciava intravedere niente all'interno. A noi bambini era assolutamente vietato avvicinarsi all'ingresso, pena le disgrazie più efferate. Ma, come si sa, la curiosità era forte e i più coraggiosi tentavano di avvicinarsi verso "l'ignoto" per carpire rumori provenienti dall'interno o per entrare in contatto con il mistero ma, ahimé, i risultati erano sempre demoralizzanti. Nessuno di noi aveva mai visto VINDA e la nostra fantasia era libera di immaginarsi gli scenari più terrificanti avvalorati, fra l'altro, dai racconti satanici che le nostre mamme ci dicevano essere accaduti all'interno della casa. Una volta, però, accadde qualcosa di misterioso, che ancora oggi, al solo pensiero mi turba profondamente. Mio padre all'epoca ebbe un infarto quasi letale e dopo alcuni giorni di pesanti dolori e difronte all'inefficienza della cura, la situazione precipitò e mio padre sembrava sul punto di morire da un momento all'altro. Chiamammo il prete per l'estrema unzione e, mia madre, mentre mia sorella ed io eravamo impietriti intorno al letto per quel primo contatto con il mistero della morte, la vedemmo allontanarsi di corsa e di li a poco ritornare con VINDA. Fu una scena ancora più traumatica della morte imminente era il mistero che si materializzava ed io e mia sorella ci allontanammo dal letto e stretti l'uno all'altro pieni di brividi assistemmo ad un evento sconvolgente. VINDA era coperta dalla testa ai piedi da un velo nero e avvicinandosi al letto di mio padre posò una mano sul suo cuore malato e cominciò a biascicare parole senza senso, incomprensibili e portata l'altra mano alla bocca ne fece uscire un santino che poggiò sul petto di mio padre e con un urlo lacerante scappò via. I medici per anni si chiesero come fù possibile una guarigione così miracolosa, mio padre conservò quel santino nel suo portafoglio per tutti gli anni della sua lunga vita e il giorno dopo l'accadimento VINDA scomparse per sempre portandosi via tutta la sua leggenda di strega.
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