La mia generazione? Figlia dei fiori
La mia generazione può essere definita come "una generazione limbica":né inferno, né paradiso. Tutta la nostra esistenza , fino ad oggi, ha mancato per un soffio le atmosfere che avrebbero segnato nel tempo la storia contemporanea. Negli anni sessanta, che si identificano con gli anni del boom economico, noi eravamo troppo piccoli per usufruire dei vantaggi, che dalla ricostruzione dell'italia del dopoguerra, potevano derivarci. Il '68 ci ha visti già adulti e soprattutto, la mia generazione che sfiorava quegli anni della rivolta sociale giovanile, si sentiva superiore, perché aveva già fatto la sua rivoluzione. Marcuse lo avevamo letto nel '63, ma dopo aver vissuto l'atmosfera dell'on the road di Keruac, che ci aveva influenzato con il suo linguaggio rivoluzionario e senza veli. Con lui avevamo buttato giù tutte le barriere del perbenismo culturale e strutturale che aveva attanagliato la nostra esistenza e il '68 ci appariva come una manifestazione elitaria, che veniva dalle classi abbienti, annoiate, influenzate, per scarsa cultura da cattivi maestri, in cerca di un'identità esistenziale e non ideologica. Come andarono le cose nella loro degenerazione, lo si scoprì dopo e con un certo rammarico per non aver capito in tempo la perversione di quel movimento ideologico e averlo combattuto. Gli anni ottanta e novanta, gli anni della rivoluzione sessuale, gli anni della luce dopo il buio della rivoluzione culturale, noi si era già inseriti da tempo in una dinamica del lavoro troppo vecchia, che mal si confaceva con le nuove esigenze professionali che il mercato esigeva. La televisione commerciale aveva sconvolto l'universo addormentato dei vecchi media e l'allargamento del mercato produttivo introduceva un'accelerazione della domanda di nuovi beni e servizi con conseguenze consumistiche esasperate. L'offerta sarebbe diventata sempre più sofisticata e "il marketing" avrebbe preso il sopravvento, facendo nascere figure professionali sempre più giovani che si opponevano al mondo professionale che sino ad allora considerava l'esperienza lavorativa come l'unico metodo meritocratico per la crescita professionale.Ma ancora il peggio doveva venire, il 2000 avrebbe segnato ancora di più la mia generazione. Gli anni della globalizzazione ci sono piovuti addosso come un macigno, in un momento della nostra vita in cui affiorano i primi bilanci esistenziali, un momento di pausa che non ci ha visti reattivi nei confronti di un mondo che avanza tra guerre di religione e guerre economiche, dove la nuova "domanda economica" richiede un nuovo modello di politica economica e noi siamo troppo stanchi per prefigurarci un mondo migliore. Abbiamo combattuto tante battaglie con sconfitte e vittorie, ma non abbiamo più voglia di combattere una guerra che non ci compete, una guerra fatta di battaglie ideologiche e quindi politiche. Noi apparteniamo ad una generazione di romantici dove: i fiori, i sorrisi, una stretta di mano, un abbraccio, un bacio, un cielo notturno e una donna da amare troveranno sempre posto. Oggi, però, è l'edonismo, la superficialità, l'emulazione sociale con conseguente massificazione dei desideri. a farla da padrone e noi siamo su pianeti lontani e il dramma è che abbiamo ancora tanto da vivere e poco da dire, sempre che il buon Dio non si ricordi presto di noi!
3:15 AMCito un grande pensatore Italiano...
Giorgio Gaber (in "Libertà obbligatoria")
"No, per ora m'arrangio, lavoretti qua e là saltuari, che se un domani uno fa lo scrittore mi mette nella biografia. Ne ho due più di Henry Miller.
Henry Miller non ha fatto il ladro e le collanine.
A noi ci hanno fregato quelli lì,
i Miller, i Kerouac, "…on the road, on the road"…
On the road loro! E noi a casa!
Gattacci neri finti!
Hanno portato sfortuna solo a noi che siamo ancora qui a vendere le collanine.
Non posso mica vendere le collanine fino a sessantacinque anni!
Bisogna che mi dia un limite.
Non mi ci vedo magro tutto bianco, un po’ d'artrosi ma allegro, ..il nonno dei fiori!!"
e non aggiungo altro.
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