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cultura? No grazie

Perché devo acculturarmi? Perché la cultura è l'unità di misura tra gli eletti e gli umili mortali? Dovrei sentirmi umiliato perché non faccio continuamente sfoggio di citazioni letterarie? Conoscere i padri del pensiero e della sua evoluzione è così determinante per la mia vita? Quotidianamente mi pongo queste domande, senza per altro sentirmi sminuito nel mio essere persona normale. La vita di tutti i giorni è il mio libro aperto, le persone con le quali mi interfaccio, sono il patrimonio del mio sapere.Io non voglio che gli altri sappiano che io so, io voglio essere assolutamente normale. Voglio parlare, usando un semplice lessico, comprensibile a tutti, senza infiocchettamenti dialettici. Descrivere il rumore della strada o l'innamoramento è semplice, basta seguire il tuo orecchio ed il tuo cuore ...e le parole vengono di conseguenza. Io non desidero usare il linguaggio del politico che, per giustificare la difficoltà a cui si va incontro nella spartizione delle sedie governative ha detto ad una cronista che lo intervistava: " all'interno della coalizione c'è un positivo confronto dialettico finalizzato all'ottenimento di un programma politico che migliorerà la vita dei cittadini" Buffonate avrei detto io al posto della cronista. Purtroppo, vivendo in mezzo a tanta pochezza, anche i giornalisti si lasciano scivolare addosso certe amenità lessicali. Nella mia vita ho provato più volte a lasciarmi trasportare dalla "voglia di conoscere" con il risultato che la mia esistenza si faceva sempre più confusa e per dire "ti amo" ad una donna, correvo il rischio di dirle: "la mia anima è in piena tormenta ormonale perché il mio cuore sussulta nel vedere il tuo volto e freme nel toccare le tue mani edil cervello scoppia nell'abbracciarti"!!Sarei stato meno banale, più acculturato, ma ...avrei sottratto del tempo alla tenerezza naturale che è in ognuno di noi quando si ama.
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2:01 AM

pienamente d'accordo

meno parole, ma più dirette!    



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