Riflessioni sulla categoria dei giornalisti e di conseguenza sulla politica
Wednesday, May 31, 2006
Quando scrissi queste riflessioni sul relativismo culturale dei giornalisti, ancora non conoscevo i risultati delle elezioni politiche ed oggi, rileggendole, ho trovato alcune considerazioni estremamente preveggenti, per cui mi sono convinto di pubblicarle nel mio blog nella speranza che possano fare riflettere qualche mio benevolo lettore.
24 marzo 2006
Ultimamente e come conseguenza delle pallose trasmissioni politiche, mi sono domandato più volte se la professione di giornalista si è dissolta per difficoltà a reperire intelligenze vittime sacrificali dei poteri forti, oppure che la politica in questa nostra disastrata nazione ha ottuso la professione, e la risposta che mi sono dato, è che la politica o meglio quello che viene spacciato per politica moderna ha fatto sì che omologasse tutta la categoria.
Il giornalista e non ho alcuna intenzione di parlare di etica, è o dovrebbe essere per assunto un uomo di cultura, un freddo analizzatore degli eventi, ma soprattutto, dovrebbe essere un cultore della parola come espressione finita di un pensiero maturo. Invece, a cosa assisto quotidianamente? Assisto ad una disgregazione continua della professione. Il giornalista dovrebbe chiedere e ascoltare, controbattere e ricordare, sollecitare e condannare il qualunquismo, la retorica, la pochezza intellettuale dell’interlocutore senza assumere ovviamente la figura del censore. E invece cosa riscontriamo? Una continua permissività dei giornalisti che, in virtù di un’ideologia politica sempre più radicata a sinistra, si adeguano alla pochezza degli interlocutori. Come si fa ad accettare di stare un’ora ad ascoltare la verbosità di un Rutelli(è solo un esempio), vuoto intellettuale cosmico, dialettica soporifera, supportata da tecniche neurolinguistiche(occhi che tentano di bucare il video, mani che si muovono in senso rotatorio, mani aperte sul tavolo ecc. ecc.) e non controbattere la pochezza dell’interlocutore. Come si può accettare, che una persona che certamente non ha mai aperto un libro di economia, di matematica finanziaria, di diritto amministrativo, di diritto costituzionale e via dicendo si arroghi il diritto di parlare di cose più grandi di lui. Se questa non è presunzione cos’è? Allora il giornalista cosa fa o meglio cosa riporta sul proprio mezzo di informazione? Che: “Rutelli ha affermato che non si toccheranno i BOT e i CCT ecc.ecc” Ma, allora, perché non si urla che Prodi ha affermato di tagliare il cuneo fiscale di 5 punti nei primi cento giorni senza copertura, perché questa è la verità. No, il giornalista accetta che gli venga detto che l’Unione “armonizzerà”la tassazione delle rendite fiscali. Li voglio vedere “armonizzare” in Parlamento. Presumo di sapere cosa accadrà nella malaugurata ipotesi di una loro vittoria: o ci sarà una tassazione generalizzata (altro che armonica) sulle rendite, varata con decreto legge(per rispettare i cento giorni); oppure, il Professore dirà che “la situazione di cassa trovata, purtroppo non gli permette di mantenere le promesse, e che la riduzione del cuneo procederà gradualmente …una minestra riscaldata.
Dov’è la visione politica, l’idealità del costruire per il bene della comunità, nei Dalema, nei Pecoraro Scanio,? Dove sono le intelligenze illuminate, nei Rutelli, nei Di Pietro, nei Parisi, nei Boselli? Adescatori di posti.
Non mi si fraintenda, non sono pro Centro Destra, a quest’area politica riconosco soltanto di avere portato il bipolarismo e di averci fatto sognare, ma allo stesso tempo gli rimprovero di averci fatto svegliare con una sinistra deoideologicizzata che ci farà ritornare indietro in un’epoca che credevamo di avere già alle spalle. Poveri noi, povera Italia con una classe di giornalisti che avallano un programma politico ridicolo e pieno di niente!
24 marzo 2006
Ultimamente e come conseguenza delle pallose trasmissioni politiche, mi sono domandato più volte se la professione di giornalista si è dissolta per difficoltà a reperire intelligenze vittime sacrificali dei poteri forti, oppure che la politica in questa nostra disastrata nazione ha ottuso la professione, e la risposta che mi sono dato, è che la politica o meglio quello che viene spacciato per politica moderna ha fatto sì che omologasse tutta la categoria.
Il giornalista e non ho alcuna intenzione di parlare di etica, è o dovrebbe essere per assunto un uomo di cultura, un freddo analizzatore degli eventi, ma soprattutto, dovrebbe essere un cultore della parola come espressione finita di un pensiero maturo. Invece, a cosa assisto quotidianamente? Assisto ad una disgregazione continua della professione. Il giornalista dovrebbe chiedere e ascoltare, controbattere e ricordare, sollecitare e condannare il qualunquismo, la retorica, la pochezza intellettuale dell’interlocutore senza assumere ovviamente la figura del censore. E invece cosa riscontriamo? Una continua permissività dei giornalisti che, in virtù di un’ideologia politica sempre più radicata a sinistra, si adeguano alla pochezza degli interlocutori. Come si fa ad accettare di stare un’ora ad ascoltare la verbosità di un Rutelli(è solo un esempio), vuoto intellettuale cosmico, dialettica soporifera, supportata da tecniche neurolinguistiche(occhi che tentano di bucare il video, mani che si muovono in senso rotatorio, mani aperte sul tavolo ecc. ecc.) e non controbattere la pochezza dell’interlocutore. Come si può accettare, che una persona che certamente non ha mai aperto un libro di economia, di matematica finanziaria, di diritto amministrativo, di diritto costituzionale e via dicendo si arroghi il diritto di parlare di cose più grandi di lui. Se questa non è presunzione cos’è? Allora il giornalista cosa fa o meglio cosa riporta sul proprio mezzo di informazione? Che: “Rutelli ha affermato che non si toccheranno i BOT e i CCT ecc.ecc” Ma, allora, perché non si urla che Prodi ha affermato di tagliare il cuneo fiscale di 5 punti nei primi cento giorni senza copertura, perché questa è la verità. No, il giornalista accetta che gli venga detto che l’Unione “armonizzerà”la tassazione delle rendite fiscali. Li voglio vedere “armonizzare” in Parlamento. Presumo di sapere cosa accadrà nella malaugurata ipotesi di una loro vittoria: o ci sarà una tassazione generalizzata (altro che armonica) sulle rendite, varata con decreto legge(per rispettare i cento giorni); oppure, il Professore dirà che “la situazione di cassa trovata, purtroppo non gli permette di mantenere le promesse, e che la riduzione del cuneo procederà gradualmente …una minestra riscaldata.
Dov’è la visione politica, l’idealità del costruire per il bene della comunità, nei Dalema, nei Pecoraro Scanio,? Dove sono le intelligenze illuminate, nei Rutelli, nei Di Pietro, nei Parisi, nei Boselli? Adescatori di posti.
Non mi si fraintenda, non sono pro Centro Destra, a quest’area politica riconosco soltanto di avere portato il bipolarismo e di averci fatto sognare, ma allo stesso tempo gli rimprovero di averci fatto svegliare con una sinistra deoideologicizzata che ci farà ritornare indietro in un’epoca che credevamo di avere già alle spalle. Poveri noi, povera Italia con una classe di giornalisti che avallano un programma politico ridicolo e pieno di niente!

